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	<title>DOTT. ROBERTO AUSILIO</title>
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	<description>Psicologo della Salute - Psicoterapeuta Corporeo. Psicologo Orvieto, Psicologo Terni, Psicologo Viterbo</description>
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		<title>Una mappa per la personalità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[enneagramma orvieto]]></category>
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		<category><![CDATA[orvieto pnl]]></category>
		<category><![CDATA[personalità psicologo. psicologo della personalità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Enneagramma (dal greco ennea_ 9, gramma_disegno) è un’antico simbolo di origine orientale, rappresentato da un cerchio suddiviso in 9 parti uguali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1>Enneagramma</h1>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" title="enneagramma" src="http://farm6.static.flickr.com/5100/5519741313_7cc059cdf1.jpg" alt="enneagramma" width="340" height="279" /><br />
L’<strong>Enneagramma</strong> (dal greco ennea_ 9, gramma_disegno) è un’<strong>antico simbolo di origine orientale</strong>, rappresentato da un cerchio suddiviso in 9 parti uguali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Enneagramma è probabilmente la <strong>teoria della personalità</strong> più antica al mondo,  si ritiene che abbia almeno 2000 anni e che sia stato tramandata oralmente, come insegnamento esoterico, secolo dopo secolo, dai maestri sufi ai propri iniziati.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1515"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei primi del 1900 arriva in occidente con <strong>Gurdjieff </strong>(un maestro spirituale), per il quale l’Enneagramma è una disciplina mistica e ne limita la diffusione ad un ristretto numero di persone, tra questi <strong>Ouspensky</strong>, suo discepolo e divulgatore, che ha scritto diversi libri sull’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Enneagramma diviene uno strumento psicologico solo nel 1970, grazie a<strong>Oscar Ichazo</strong> che ne sviluppò l’approccio e iniziò a diffonderlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La teoria di base è che che </strong><strong>in funzione alle difficoltà incontrate durante l’infanzia, ciascuno di noi sviluppa delle specifiche risposte che poi tende a fissare in uno schema comportamentale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tipo dell’ Ennegramma ha un suo sistema di valori, un suo modo di relazionarsi,  presenta dei limiti ma anche dei punti di forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tipo ha <a href="http://www.ilblogdellamente.com/pnl/sistemi-rappresentazionali/#more-282" target="_self">un sistema rappresentazionale</a> (visivo, auditivo, cenestesico) privilegiato  per acquisire informazioni ed un canale di accesso  secondario per elaborarle, ne trascura un terzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’Enneagramma, ognuno di noi percepisce la realtà attraverso una lente che spesso ne altera l’oggettività.</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><strong>la mappa non è il territorio</strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attraverso la conoscenza e la consapevolezza del proprio tipo di appartenenza e quindi della propria compulsione , mediante tecniche adeguate, si può sia migliorare noi stessi che le nostre relazioni interpersonali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 1 <a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/1-perfezionista/" target="_blank">“Il Perfezionista”</a></strong><br />
tende ad essere perfetto in ogni cosa e pretende altrettanta perfezione.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 2 <a title="2 – L’Altruista" href="http://ilblogdellamente.com/enneagramma/2-altruista/">“L’altruista”</a></strong><br />
e’ di grande aiuto ma poi vuole  essere ringraziato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 3 <a title="3 – Il Manager" href="http://ilblogdellamente.com/enneagramma/3-manager/" target="_blank">“Il Manager”</a></strong><br />
si identifica con il successo che ottiene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 4 <a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/4-romantico/" target="_blank">“Il Romantico”</a></strong><br />
soffre quindi esiste, il dolore lo rende speciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 5 <a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/5-pensatore/" target="_blank">“Il Pensatore”</a></strong><br />
si identifica con le informazioni che possiede, gli piaci solo se non lo disturbi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 6 <a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/6-lealist" target="_blank">“Il Lealista”</a></strong><br />
per lui la vita  è un insieme di  leggi, regole e norme, non è cattivo… attacca solo per paura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 7 <a title="7 – L’Edonista" href="http://ilblogdellamente.com/enneagramma/7-edonista/" target="_blank">“L’Edonista”</a></strong><br />
ama il divertimento, evita il dolore, se stai male potrebbe non notarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tipo 8</strong><a title="8 – Il Boss" href="http://ilblogdellamente.com/enneagramma/8-il-boss/"><strong>“Il Boss”</strong></a><br />
vuole il controllo, litiga per passionne.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Tipo 9 <a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/9-diplomatico/" target="_blank">“Il Diplomatico</a></strong><a href="http://www.ilblogdellamente.com/enneagramma/9-diplomatico/" target="_blank"><strong>“</strong></a><br />
evita il conflitto, non regge la tensione.<strong><br />
</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>I 3 Centri:  Istinto, Emozione, Razionalità</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><a title="enneagrammaCentri di patriziasoliani, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/55524309@N05/5520331180/"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5016/5520331180_cfc6b41c6e.jpg" alt="enneagrammaCentri" width="485" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i 3 centri  sono presenti dentro di noi, ma difficilmente in una posizione di equilibrio.  Un triangolo equilatero rappresenta l’ideale verso cui l’Uomo dovrebbe tendere: il perfetto equilibrio tra le 3 parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Centro dell’Istinto</strong>: i tipi 8, 9 e 1 seguono l’istinto e l’abitudine, spesso in reazione a uno stimolo esterno, non hanno nessun tipo di controllo iniziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Centro dell’Emozione</strong>: i tipi 2, 3 e 4 agiscono sulla base dei sentimenti e delle sensazioni, si mostrano accondiscendenti ed empatici verso gli altri, prediligono i rapporti personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Centro della Razionalità</strong>: i tipi 5, 6 e 7 si distaccano dalla realtà per riflettere (meglio se soli), agiscono solitamente in seguito a una ponderata decisione.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le Ali dell’Enneagramma</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Le ali sono le influenze che possiamo ricevere da uno dei due tipi che ci è a fianco nell’enneagramma. Ci differenziano leggermente dal tipo base.<br />
<a title="ennea-stress-relax di patriziasoliani, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/55524309@N05/5520331056/"><img src="http://farm6.static.flickr.com/5213/5520331056_220e4e22ee.jpg" alt="ennea-stress-relax" width="500" height="199" /></a></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Le Frecce dell’Enneagramma</strong></h4>
<p style="text-align: justify;">Ogni tipo in stato di stress, acquisisce le caratteristiche peggiori di un enneatipo ed in relax le caratterische migliori di un’altro. Le frecce indicano le direzioni e ci danno la “dinamica” della personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">articolo tratto da <a href="http://ilblogdellamente.com/">http://ilblogdellamente.com/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dr. Roberto Ausilio<br />
Psicologo Viterbo, Psicoterapeuta Viterbo, Psicologo Orvieto , Psicoterapeuta Orvieto<br />
tel. 328 4645207 </strong></p>
</div>
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		<title>Psicologo Orvieto dott. Roberto Ausilio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dott. Roberto Ausilio, Psicologo e Psicoterapeuta riceve su appuntamento ad Orvieto e Viterbo. Per appuntamenti chiamare il 328 4645207. 
Per festeggiare l’apertura della nuova sede del Centro Mandala, ancora più spaziosa, luminosa e confortevole, vi proponiamo per tutto il mese di Maggio 2012 la seguente offerta:
- Prima consulenza psicologica a metà prezzo
per appuntamenti dr. Ausilio tel. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/05/Mandala-Verde.jpg" rel="shadowbox[post-1510];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1511" title="Mandala Verde" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/05/Mandala-Verde-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il dott. Roberto Ausilio, Psicologo e Psicoterapeuta riceve su appuntamento ad Orvieto e Viterbo. Per appuntamenti chiamare il <strong>328 4645207. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per festeggiare l’apertura della <strong>nuova sede del Centro Mandala</strong>, ancora più spaziosa, luminosa e confortevole, vi proponiamo per tutto il mese di Maggio 2012 la seguente offerta:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Prima consulenza psicologica a metà prezzo<br />
</strong>per appuntamenti dr. Ausilio tel. 328 4645207</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+monte+peglia+22+orvieto&amp;hnear=Via+Monte+Peglia,+22,+05018+Orvieto+Terni,+Umbria&amp;gl=it&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">visualizza la mappa</a></p>
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		<title>Se il padre è depresso</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 09:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I disturbi della madre e le conseguenze sulla vita mentale del bambino sono ben documentati, ma si parla ancora poco dell&#8217;impatto sui più piccoli di un padre con sintomi depressivi. Uno studio Usa, che approfondisce un lavoro precedente, si focalizza sui fattori di predisposizione. Fra cui spicca la perdita del lavoro.
E&#8217; un filo rosso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/03/papà.jpg" rel="shadowbox[post-1505];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1506" title="papà" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/03/papà-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" /></a>I disturbi della madre e le conseguenze sulla vita mentale del bambino sono ben documentati, ma si parla ancora poco dell&#8217;impatto sui più piccoli di un padre con sintomi depressivi. Uno studio Usa, che approfondisce un lavoro precedente, si focalizza sui fattori di predisposizione. Fra cui spicca la perdita del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un filo rosso che collega milioni di persone, un male democratico, che può colpire tutti. Ma quando a soffrire di depressione è un padre, le conseguenze sulla salute e lo sviluppo dei figli possono essere molto pesanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><img title="Continua..." src="http://www.centromandala.info/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-1505"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si parla ancora poco di male oscuro al maschile nella sfera familiare. Se il malessere della madre e le sue ricadute sulla vita mentale del bambino sono note e ben documentate, è solo recentemente che l&#8217;attenzione ha iniziato a focalizzarsi anche sull&#8217;altro genitore. Segno dei tempi, di ruoli che cambiano e di un coinvolgimento sempre più forte dei papà nel rapporto emotivo ed educativo con i figli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nei mesi scorsi uno studio condotto su un campione significativo 1 di 22mila famiglie americane lungo l&#8217;arco di quattro anni &#8211; sotto la guida dal dottor Michael Weitzman della New York University &#8211; ha evidenziato come le possibilità dei bambini e ragazzi di sviluppare problemi emotivi o comportamentali aumentano se vivono con un padre che mostra sintomi depressivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In particolare, secondo i dati raccolti dai ricercatori, il 15% dei bambini &#8211; dai 5 ai 17 anni d&#8217;età &#8211; hanno difficoltà emotive se abitano con un papà depresso. Valore che sale al 20 per cento se a stare male è invece la madre e che cala invece al 6 se entrambi i genitori sono in salute. Servono nuovi studi, avevano suggerito gli scienziati, sorpresi dai pochi dati a disposizione su larga scala, e politiche sanitarie adeguate che riconoscano l&#8217;importanza del ruolo paterno in modo da poter intervenire per tempo nell&#8217;interesse dei più piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ora, in un seguito pubblicato nei giorni scorsi su Maternal and Child Health Journal, Weitzman e colleghi della NYU School of medicine 2 tornano sul tema concentrandosi questa volta sui fattori di rischio che possono predisporre il padre alla depressione. E arrivano a concludere che fra i diversi elementi che possono far predire possibili sintomi depressivi, il più evidente è la perdita del lavoro, più influente della povertà e dell&#8217;avere accanto un figlio malato o una madre depressa. Un risultato drammaticamente attuale, con implicazioni profonde in tempi di pesante crisi nel mercato dell&#8217;occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In famiglia i più piccoli sono vulnerabili ed estremamente sensibili e colgono perfettamente le emozioni che circolano all&#8217;interno della coppia. &#8220;Vedere un padre, che tradizionalmente mantiene la famiglia, depresso e sfiduciato genera un profondo senso di insicurezza nei figli, che dalla famiglia, finché sono piccoli, assumono la loro identità&#8221;, racconta la professoressa Anna Oliverio Ferraris, ordinaria di psicologia dello sviluppo all&#8217;università La Sapienza di Roma, che, proprio in questi giorni, ha in uscita in libreria il suo ultimo libro &#8220;Padri alla riscossa. Crescere un figlio oggi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il padre oggi non è più solo il bread-winner ma una figura d&#8217;attaccamento, che stabilisce molto presto rapporti emotivi col figlio&#8221;, continua la dottoressa. Se la cura dei più piccoli e la loro educazione prima era un affare di donne, oggi non è più così.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il messaggio di Weitzman è chiaro: la figura paterna non può più essere trascurata. E i risultati dello studio possono aiutare ad identificare chi potrebbe trarre maggior beneficio da uno screening sui sintomi della malattia. &#8220;Quello che viviamo oggi è un momento particolare. I padri sono più fragili per diversi motivi e non solo per la congiuntura economica. C&#8217;è una condizione di vulnerabilità della famiglia in generale&#8221;, commenta il professor Giovanni Cioni, neuropsichiatria infantile, ordinario all&#8217;Università di Pisa e Direttore Scientifico dell&#8217;IRCCS Stella Maris per la Neuropsichiatria dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo quadro, il ruolo del padre diventa di assoluta importanza. &#8220;Oggi il 10 per cento dei bambini e adolescenti ha disturbi della vita mentale, di varia gravità&#8221;, aggiunge il professore. &#8220;E&#8217; chiaro che intervenire in fretta su quelle che possono essere le cause, a partire dalla famiglia, diventa prioritario anche a livello clinico e sanitario. E concentrarsi solo sulla madre, come si è fatto a lungo, dà un quadro incompleto&#8221;. Il bambino oggi è maggiormente influenzato dal padre e del suo più stretto coinvolgimento nella vita del figlio ci si accorge tutti i giorni: basta guardarsi attorno a scuola, al parco o per strada. Un contesto che evolve, in cui i ruoli, appunto, mutano. &#8220;E&#8217; normale allora che il focus sul padre cresca, anche nella letteratura scientifica&#8221;, conclude il professore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Articolo di Alessia Manfredi</p>
<p style="text-align: justify;">tratto dal sito www.repubblica.it</p>
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		<title>Come si manifestano gli attacchi di panico</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come riconoscere gli attacchi di panico e quali sono i criteri diagnostici per poter individuare e parlare di una vera e propria Sindrome da attacchi di Panico? Di seguito riportiamo i Criteri diagnostici per gli Attacchi di Panico secondo il DSM IV, il Manuale Diagnostico di Psichiatria più diffuso.

Un periodo preciso di intensi paura o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/01/psicologo_1.jpg" rel="shadowbox[post-1495];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1500" title="psicologo_1" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/01/psicologo_1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Come riconoscere gli attacchi di panico e quali sono i criteri diagnostici per poter individuare e parlare di una vera e propria Sindrome da attacchi di Panico? Di seguito riportiamo i Criteri diagnostici per gli Attacchi di Panico secondo il DSM IV, il Manuale Diagnostico di Psichiatria più diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un periodo preciso di intensi paura o disagio, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:</p>
<ul> <span id="more-1495"></span></p>
<li>palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia;</li>
<li>sudorazione;</li>
<li>tremori fini o a grandi scosse;</li>
<li>dispnea o sensazione di soffocamento;</li>
<li>sensazione di asfissia;</li>
<li>dolore o fastidio al petto;</li>
<li>nausea o disturbi addominali;</li>
<li>sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;</li>
<li>derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi);</li>
<li>paura di perdere il controllo o di impazzire;</li>
<li>paura di morire;</li>
<li>parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);</li>
<li>brividi o vampate di calore.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La caratteristica essenziale è un periodo preciso di intensa paura o disagio accompagnati da almeno quattro sintomi somatici o cognitivi su 13. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti) ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli individui che richiedono cure per attacchi di panico inaspettati descrivono solitamente la paura come intensa e riferiscono di avere pensato di essere in procinto di morire, di potere perdere il controllo di avere un infarto al miocardio, di impazzire. Riferiscono inoltre il desiderio di fuggire dal luogo in cui si sta manifestando l’attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La dispnea è un sintomo comune negli attacchi associati a disturbo di panico con e senza agorafobia. E’ comune arrossire durante gli attacchi di panico situazionali collegati all’ansia sociale o prestazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’ansia caratteristica può essere differenziata dall’ansia generalizzata per la sua natura intermittente, quasi parossistica e la gravità tipicamente maggiore. E’ importante considerare il contesto in cui si manifesta l’attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Vi sono tre tipi di attacchi caratteristici con differenti relazioni tra l’esordio dell’attacco e la presenza o assenza di fattori scatenati situazionali: attacchi di panico inaspettati nei quali l’esordio non è associato con un fattore scatenante situazionale; attacchi di panico provocati dalla situazione (provocati) nei quali l’attacco quasi invariabilmente si manifesta subito durante l’esposizione o nell’attesa dello stimolo o fattore scatenante situazionale; attacchi di panico sensibili alla situazione, che hanno più probabilità di manifestarsi in seguito all’esposizione allo stimolo o al fattore scatenate situazionale, ma non sono invariabilmente associati con lo stimolo e si manifestano necessariamente subito dopo l’esposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per la diagnosi è richiesto il manifestarsi di attacchi inaspettati.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>dott. Roberto Ausilio<br />
cell. 328 4645207 </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Psicoterapeuta Orvieto</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Psicoterapeuta Viterbo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Uscire dalla depressione</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso i nostri clienti in terapia o i loro familiari ci chiedono quale sia la differenza tra una depressione e un normale senso di tristezza. In particolare i parenti di una persona che soffre di depressione spesso non sanno come comportarsi e si chiedono se possono fare qualcosa di utile per la persona che soffre. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/01/182740_125042237567252_100001844281836_163867_40499_n.jpg" rel="shadowbox[post-1490];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1491" title="182740_125042237567252_100001844281836_163867_40499_n" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2012/01/182740_125042237567252_100001844281836_163867_40499_n-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Spesso i nostri clienti in terapia o i loro familiari ci chiedono quale sia la differenza tra una depressione e un normale senso di tristezza. In particolare i parenti di una persona che soffre di depressione spesso non sanno come comportarsi e si chiedono se possono fare qualcosa di utile per la persona che soffre. Di seguito riportiamo le risposte a queste due importanti domande.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D: Quali sono i sintomi tipici della Depressione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>R:</strong> I sintomi della depressione sono numerosi e possono avere gravità diversa nei diversi soggetti e nelle diverse fasi della malattia; quelli più caratteristici e più frequenti sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong><em>l’umore stabilmente triste</em></strong>, il senso di abbattimento o di “vuoto”, il pessimismo, la perdita di speranza, la convinzione di non poter essere aiutato, il sentimento di infelicità, l’ansia, talora l’irritabilità<span id="more-1490"></span></li>
<li>la <strong><em>perdita di interesse</em></strong> <strong><em>e di piacere</em></strong> (o <strong><em>anedonia</em></strong>) nelle attività e negli hobby che prima davano piacere, compreso il sesso; senso di distacco dalle persone care: il paziente prova sofferenza per la perdita dei sentimenti e delle emozioni</li>
<li>i <strong><em>sentimenti di colpa</em></strong>, di indegnità, di inadeguatezza, di incapacità, di autosvalutazione; non riesce a prendere decisioni ed a svolgere i propri compiti, si sente responsabile di eventuali problemi familiari; questi sentimenti possono raggiungere il livello di <strong><em>delirio</em></strong></li>
<li>il <strong><em>rallentamento psicomotorio</em></strong> (riduzione dei movimenti e della mimica, eloquio scarso e monotono, ecc.), talora sostituito, invece, dall’<strong><em>agitazione psicomotoria </em></strong>, con irrequietezza motoria e segni motori di tensione e di ansia (non riuscire a star fermi, muoversi avanti e indietro senza sosta, torcersi le mani, agitarsi sulla sedia, ecc.)</li>
<li>la <strong><em>perdita di energia</em></strong>, la facile affaticabilità, la difficoltà a concentrarsi, a ricordare, a prendere decisioni</li>
<li>l’<strong><em>insonnia </em></strong>(soprattutto mattutina: risveglio mattutino precoce) o l’<strong><em>ipersonnia</em></strong></li>
<li>la<strong><em> </em></strong><strong><em>perdita di appetito e/o di peso </em></strong>o l’<strong><em>aumento di appetito e/o di peso</em></strong></li>
<li>la <strong><em>riduzione </em></strong>dell’interesse, del desiderio e/o del piacere sessuale</li>
<li>la presenza di<strong><em> </em></strong><strong><em>sintomi fisici </em></strong>“sine materia” come cefalea, disturbi digestivi, dolori alla schiena ed agli arti, ecc.</li>
<li>i<strong><em> </em></strong><strong><em>pensieri di morte o di suicidio </em></strong>, i tentativi di suicidio</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.centromandala.info/wp-content/uploads/2011/11/zen022Completion.jpg" rel="shadowbox[post-1490];player=img;"></a>D: Un mio familiare (un mio amico) soffre di depressione, posso fare qualcosa per lui?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È molto importante che qualcuno si prenda cura di un soggetto che è depresso, cerchi di capirlo e di aiutarlo. Chi lo fa, merita di essere lodato perché il depresso è spesso un soggetto difficile e chi se ne prende cura rischia di essere, indirettamente, vittima della depressione dato che questa malattia finisce per proiettare il suo alone su tutti coloro che stanno intorno al depresso. Per questa ragione è giusto che, chi lo fa, abbia ben chiare alcune cose.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>La malattia “depressione” non è una semplice tristezza che può essere allontanata con qualche buona parola, è qualcosa di molto più profondo che noi non possiamo guarire. Togliamoci subito dalla testa la convinzione di poter curare il questo modo il nostro parente o amico onde evitare di andare incontro a delusioni ed a frustrazioni e rischiare di fare dei danni invece che essere di aiuto.</li>
<li>Gli alti ed i bassi fanno parte dell’andamento della depressione, per cui, di tanto in tanto, possono esserci dei peggioramenti: non succede perché noi non gli siamo stati abbastanza vicini o perché il paziente non si è sforzato abbastanza, succede perché questo è l’andamento della depressione.</li>
<li>Se non si è provata, non si può capire la malattia depressiva e questo il paziente lo sa perché lui questa esperienza la vive. È meglio, perciò, non dirgli “ti capisco”, ma mostrarsi semplicemente e sinceramente disponibili: questo lo aiuterà ad aver fiducia in noi (ed il depresso ha bisogno di qualcuno di cui potersi fidare!).</li>
<li>Non saremo di maggiore aiuto al depresso se faremo della sua depressione una nostra sofferenza personale. Dobbiamo essere contenti di non essere depressi pensando a ciò che sta attraversando il nostro parente o amico, il quale non trarrebbe certo giovamento dal fatto che anche noi fossimo depressi.</li>
<li>La depressione rappresenta un cambiamento totale della vita di una persona ed il trattamento comporta una serie di cambiamenti radicali nella persona. Qualche volta vi verrà fatto di chiedere se quella è la stessa persona che conoscevate da una vita: in realtà lo è, ma la depressione la nasconde ai nostri occhi.</li>
<li>Vi potrà sembrare, talora, che il depresso vi respinga e talora è probabile che sia così: molti depressi pensano che la loro depressione coinvolga ingiustamente coloro che li circondano e cercano, perciò, di evitare che questo accada. Per questo cercano di isolarsi dagli altri e l’isolamento è, appunto, un sintomo della loro malattia. Non dobbiamo lasciare, perciò, che questo comprometta il nostro rapporto, cerchiamo di capire che questo comportamento è dettato dalla malattia e comportiamoci di conseguenza.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.ansia-depressione.net/">http://www.ansia-depressione.net/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dott. Roberto Ausilio</strong><br />
Psicologo della Salute Orvieto, Psicologo Viterbo<br />
cell. 328 4645207</p>
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		<title>Quando è necessaria una psicoterapia?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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È necessario intraprendere una psicoterapia quando il malessere si fonda su problemi o conflitti personali, difficoltà di rapporto con gli altri, reazioni eccessive ad eventi o situazioni, difficoltà di accettazione di se stessi o del proprio ambiente. Il lavoro psicologico diventa lo strumento per osservare la propria vita, soprattutto quella interiore, con l’aiuto di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/11/229620_143463692391773_100001844281836_269504_7530664_n.jpg" rel="shadowbox[post-1470];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1471" title="229620_143463692391773_100001844281836_269504_7530664_n" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/11/229620_143463692391773_100001844281836_269504_7530664_n-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a>È necessario intraprendere una psicoterapia quando il malessere si fonda su problemi o conflitti personali, difficoltà di rapporto con gli altri, reazioni eccessive ad eventi o situazioni, difficoltà di accettazione di se stessi o del proprio ambiente. Il lavoro psicologico diventa lo strumento per osservare la propria vita, soprattutto quella interiore, con l’aiuto di un altro, per individuare l’origine del proprio malessere, conoscerne il senso e trovare la direzione verso cui cercare la soluzione. Il percorso psicoterapeutico, quindi, attiva un lavoro di elaborazione e ricerca interiore e mette in moto un processo di trasformazione personale.</p>
<p><span id="more-1470"></span>La storia seguente esemplifica quanto finora detto. Claudio chiede un consulto per problemi relativi al sonno. Da qualche settimana il suo risveglio, oltre ad essere molto precoce, tre/quattro ore prima del solito, è anche accompagnato da pensieri negativi sulla giornata che dovrà affrontare e spesso anche da ansia e tachicardia. Durante il giorno accusa molta stanchezza e difficoltà di attenzione e concentrazione che cominciano ad interferire con lo svolgimento dell’attività lavorativa. È preoccupato non tanto dalla gravità attuale dei sintomi che, per quanto fastidiosi, descrive come ancora sopportabili, quanto dal timore che venga di nuovo a svilupparsi una vera e</p>
<p>propria crisi depressiva di cui aveva sofferto l’anno precedente. Anche allora inizialmente i sintomi erano simili a quelli attuali. Si erano però progressivamente aggravati tanto da determinare un periodo d’interruzione del lavoro. All’epoca, dopo alcuni tentativi di terapia da parte del suo medico di base, si era rivolto ad uno psichiatra, aveva iniziato una terapia con antidepressivi ed i sintomi erano regrediti nel giro di poche settimane. Aveva continuato ad assumere la terapia ancora per circa otto mesi e poi l’aveva sospesa. Nel periodo successivo non aveva assunto alcun farmaco e non si erano più manifestati sintomi della serie depressiva fino a poche settimane prima.</p>
<p>Claudio ha appena compiuto 38 anni ed è un ingegnere elettronico. Figlio unico, vive solo con la madre. Il padre è mancato quando Claudio aveva 18 anni. Descrive il rapporto con la madre come positivo. A volte vi sono contrasti a causa dell’atteggiamento d’eccessiva preoccupazione di lei, ma complessivamente sta molto bene a casa sua. Dotato</p>
<p>di intelligenza superiore alla media, si è sempre distinto per gli ottimi risultati scolastici e ha concluso il corso universitario con il massimo dei voti. Subito dopo la laurea si è facilmente inserito nel mondo del lavoro, dove ha iniziato una brillante carriera che l’ha portato a posizioni di vertice nell’azienda in cui lavora. Le cose sono invece andate meno bene sul versante sentimentale. Si descrive come timido e riservato e non ha avuto storie importanti fino all’età di 30 anni. Non riusciva ad impegnarsi seriamente con nessuna, la durata delle relazioni era molto breve e il suo impegno prevalente era rivolto all’attività lavorativa. La sera, molto stanco, spesso preferiva stare a casa a guardare la televisione, piuttosto che uscire con gli amici o con le ragazze.</p>
<p>All’età di 30 anni inizia una relazione con una coetanea e, contrariamente a tutte le altre, resta emotivamente coinvolto. La relazione dura ancora adesso. I primi anni sono stati molto belli e coinvolgenti, ma poi la ragazza propone il matrimonio. Claudio risponde di non sentirsi ancora pronto. Segue un periodo di forte tensione che</p>
<p>determina una crisi nella coppia ed l’interruzione della relazione. Riprendono a frequentarsi, ma una nuova crisi si verifica circa due anni dopo, quando la ragazza manifesta di nuovo il desiderio di sposarsi. Claudio non si sente ancora pronto. Di nuovo un’interruzione, di nuovo la ripresa del rapporto dopo qualche mese. Da allora la ragazza non ha più parlato di progetti matrimoniali e tanto meno l’ha fatto Claudio.</p>
<p>Continuano a stare insieme, ad avere interessi comuni e a fare le vacanze insieme, vivendo però ognuno a casa propria. Il quadro psicologico che si delinea è il seguente: Claudio ha una personalità disarmonica, in cui vi è stato un forte sviluppo della parte razionale, ma un’inibizione dello sviluppo della vita affettiva, che vive come paurosa e pericolosa. Vi è un forte sbilanciamento tra “personalità sociale” e “personalità privata”, quest’ultima legata al mondo della madre,</p>
<p>dal quale non riesce a svincolarsi. Tanto è grande nel mondo del lavoro, tanto è piccolo nel mondo materno, dal quale si fa accudire e coccolare. Resta nel posto sicuro, dal quale riceve calore e protezione. Il prezzo è l’inibizione dei progetti di una vita affettiva autonoma e di una parte importante della propria personalità: quella affettiva e del sentimento.</p>
<p>Resta piccolo e dipendente, nel rapporto antico e sicuro, per non correre il rischio di soffrire e restare deluso in un rapporto adulto. Ha sperimentato, nell’ambito professionale, di avere ottime capacità d’autoaffermazione e in quest’ambito ha trovato il proprio posto al sole. L’altra parte di lui, quella affettiva, rimane all’ombra della madre. Non osa prendersi la responsabilità di una separazione da lei, a casa si sente protetto e al sicuro, non riconosce la spinta verso l’autonomia e il distacco dal mondo materno.</p>
<p>Claudio però non sa tutto questo, non è consapevole del sacrificio della propria autonomia affettiva, si dà spiegazioni del tipo: “Non mi sento ancora pronto” che è un modo per rimandare in maniera indefinita la responsabilità della scelta e per mantenere invariata la situazione attuale. Tutto ciò ha però un prezzo: la parte della personalità repressa e relegata nell’inconscio entra in conflitto con quella cosciente e da ciò prendono origine i sintomi. Le crisi depressive, quella dell’anno prima e quella attuale di cui sono presenti i primi segnali, sono l’espressione di un conflitto interno, dell’inibizione di una parte che preme per essere riconosciuta, ma che, relegata nell’inconscio, può esprimersi solo producendo sintomi. Occuparsi solo della loro cura con farmaci, com’è avvenuto nella prima crisi depressiva, lascia il conflitto immutato e pronto a manifestarsi nuovamente.</p>
<p>È, invece, necessario che Claudio faccia una psicoterapia in modo da acquisire la consapevolezza del suo problema interno. Potrà quindi prendersi cura di quella parte della sua personalità relegata nell’inconscio, assumersi la responsabilità di una scelta adulta e sanare la frattura tra la sua parte razionale e quella affettiva, riequilibrando la personalità globale.</p>
<p>Estratto da “La cura della depressione:farmaci o psicoterapia?” di Salvatore di Salvo, volume a cura dell’Associazione per la Ricerca sulla Depressione.</p>
<p>Psicologo cura depressione Orvieto</p>
<p><strong>dott. Roberto Ausilio</strong></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Viterbo Orvieto<br />
Psicologo psicoterapeuta riceve su appuntamento ad Orvieto e  Viterbo</p>
<p>Per appuntamenti: tel. 328 4645207</p>
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		<title>Psicoterapia per la depressione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 08:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consigliamo un articolo interessante che fornisce diversi spunti riflessivi sull&#8217;utilità della psicoterapia per la depressione. Leggi l&#8217;articolo
http://www.centromandala.info/la-psicoterapia-per-la-depressione/
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/11/230095_143463759058433_100001844281836_269509_6012549_n.jpg" rel="shadowbox[post-1461];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1462" title="230095_143463759058433_100001844281836_269509_6012549_n" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/11/230095_143463759058433_100001844281836_269509_6012549_n-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Consigliamo un articolo interessante che fornisce diversi spunti riflessivi sull&#8217;utilità della psicoterapia per la depressione. Leggi l&#8217;articolo</p>
<p><a href="http://www.centromandala.info/la-psicoterapia-per-la-depressione/">http://www.centromandala.info/la-psicoterapia-per-la-depressione/</a></p>
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		<title>Riapertura Biblioteca Ragazzi Orvieto</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 07:36:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; attiva da poche ore ma già sta riscuotendo interesse e consensi la petizione on-line per la riapertura della Biblioteca Ragazzi di Orvieto. Invito tutti coloro che hanno a cuore l&#8217;educazione e la cultura a firmare questo documento cliccando sul link.
Firma la petizione
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/bambini-che-giocano.jpg" rel="shadowbox[post-1449];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1450" title="bambini-che-giocano" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/bambini-che-giocano-300x283.jpg" alt="" width="210" height="198" /></a>E&#8217; attiva da poche ore ma già sta riscuotendo interesse e consensi la petizione on-line per la riapertura della Biblioteca Ragazzi di Orvieto. Invito tutti coloro che hanno a cuore l&#8217;educazione e la cultura a firmare questo documento cliccando sul link.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.petizionionline.it/petizione/riapertura-biblioteca-ragazzi-ad-orvieto/5126/e2c71eba5eaaec911b7d7f9701592cb2" target="_blank">Firma la petizione</a></p>
<p style="text-align: justify;">scarica il file word: <a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/10/firme-biblio-ragazzi.doc">firme biblio ragazzi</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Psicologia anziani orvieto</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 16:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Ausilio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Villanova Don Bosco si è svolto l&#8217;interessante convegno in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer. Al via il corso di formazione sulla psicologia dell&#8217;anziano orvieto.
Leggi tutto l&#8217;articolo su
http://www.orvietonews.it/it/?page=notizie&#38;id=28939
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/anzianimare.jpg" rel="shadowbox[post-1445];player=img;"><img class="alignright size-full wp-image-1446" title="anzianimare" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/anzianimare.jpg" alt="" width="280" height="210" /></a>A Villanova Don Bosco si è svolto l&#8217;interessante convegno in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer. Al via il corso di formazione sulla psicologia dell&#8217;anziano orvieto.</p>
<p>Leggi tutto l&#8217;articolo su</p>
<p><a href="http://www.orvietonews.it/it/?page=notizie&amp;id=28939 " target="_blank">http://www.orvietonews.it/it/?page=notizie&amp;id=28939</a></p>
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		<title>I dialoghi del diabete</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 16:17:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le grandi epoche della nostra vita si hanno quando noi abbiamo il coraggio di ribattezzare il nostro male come quel che abbiamo di meglio.
Nietzsche F.,  Al di là del bene e del male

La malattia diabetica, oltre ad essere una sindrome fisica con le ben note problematiche mediche connesse, comporta anche un insieme di notevoli cambiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em><a href="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/christ-consciousness.jpg" rel="shadowbox[post-1437];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-1438" title="christ-consciousness" src="http://www.robertoausilio.it/wp-content/uploads/2011/09/christ-consciousness-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" /></a>Le grandi epoche della nostra vita si hanno quando noi abbiamo il coraggio di ribattezzare il nostro male come quel che abbiamo di meglio.</em><br />
Nietzsche F.,  Al di là del bene e del male</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La malattia diabetica, oltre ad essere una sindrome fisica con le ben note problematiche mediche connesse, comporta anche un insieme di notevoli cambiamenti psicologici e sociali per il paziente e per le persone intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Già dal momento della diagnosi di diabete entrano in scena molti nuovi fattori con cui la persona è costretta a confrontarsi. Il diabete può essere vissuto come colpa, come ostacolo, come condanna, costringendo il neo-paziente a riflettere su se stesso e in qualche modo a ri-costruire e ri-negoziare con gli altri la propria identità.<span id="more-1437"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla domanda “io chi sono?” sarebbe troppo riduttivo rispondere semplicemente “un diabetico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricerche in Psicologia della salute infatti dimostrano che le modalità psicologiche con cui una persona riesce ad affrontare una malattia sono svariate e soggettive. Tali modalità soggettive, inoltre, rappresentano dei fattori determinanti per la qualità di vita del paziente e per la <em>resilience</em>, cioè la capacità dell’organismo di fronteggiare (e a limite superare del tutto) lo stato morboso. Ecco che diventa fondamentale esplorare e riflettere sui vissuti individuali, cioè su come io viva la malattia diabetica, le emozioni che accompagnano l’iter terapeutico, la qualità di relazioni che riesco a instaurare con gli altri. Comprendere le metafore sottostanti alla malattia, entrare in contatto con i sogni, le aspettative, le paure e le angosce che quello specifico e unico paziente sta vivendo, significa entrare nel suo mondo intimo e da lì accompagnarlo verso l’efficacia terapeutica e nella costruzione di uno stile di vita più sano e aderente al suo stato di salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Viceversa, la semplice prescrizione di uno “stile di vita sano” che sia uguale per tutti i pazienti, oltre ad essere inutile (ad esempio: tutti sappiamo che il fumo fa male eppure fumiamo) è un insulto alla persona che abbiamo di fronte, in quanto non tiene conto della <em>sua</em> vita, della <em>sua</em> storia, del <em>suo</em> carattere, delle <em>sue</em> motivazioni, dei <em>suoi</em> limiti e difficoltà, della <em>sua</em> rete sociale ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sono stato contattato dall’associazione ADE Gubbio per effettuare un intervento all’interno della settimana autogestita, mi sono chiesto a lungo quale poteva essere il senso e il fine di un tale incontro. Come psicologo della salute e psicoterapeuta corporeo avevo già collaborato con altre realtà associative ed istituzionali che si occupano di diabete e mi ero fatto l’idea che uno degli obiettivi più importanti per incidere significativamente sugli stili di vita consiste nel rendere i pazienti più consapevoli di sé. Consapevoli di sé a vari livelli: ciò che sento nel corpo, quali sono le mie emozioni, come mi relaziono agli altri, quali sono le mie paure rispetto alla malattia, come reagisco nel prendere atto dei limiti che la patologia impone, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ chiaro che una lezione frontale e cattedratica avrebbe l’unico risultato di far chiudere ulteriormente la persona-paziente: io sarei l’ennesimo esperto che con fare sacerdotale suggerebbe ricette e consigli, colludendo con l’idea salvifica inconscia del paziente che sarà un altro (medico-psicologo-angelo custode) a togliermi dai guai esimendomi dal prendere finalmente la respons-abilità di me stesso&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E allora che fare? Forse allestire un contesto di fiducia, non-giudizio, un contesto di gioco in cui potersi esprimere un po’ più liberamente, potrebbe far venir a galla ciò che sta di solito tra le righe del non detto? Forse qualche forma “artistica” di espressione potrebbe essere un collante che leghi persone diverse accomunate dalla stessa patologia diabetica e li porti a riflettere su quelle parti di sé che solitamente rimangono in ombra un po’ per vergogna un po’ per timore?</p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura creativa ci può venire incontro agevolmente per facilitare una presa di coscienza maggiore e aprirci al confronto con glia altri. La risorsa del gruppo, poi, se ben canalizzata, può essere un risuonatore-amplificatore ed elaboratore di emozioni condivise, restituendo ai singoli molto di più di quanto essi individualmente hanno portato.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza che ho proposto al gruppo ADE Gubbio (circa 50 persone) era composta di tre momenti in successione. In una prima fase ho invitato tutti a immaginare per qualche minuto che il diabete si incarnasse, divenisse cioè una persona, con le caratteristiche di un essere umano: uomo o donna, giovane o anziano, simpatico-antipatico, ecc. In questo modo ognuno ha potuto cominciare a contattare le proprie fantasie rispetto al diabete e rendersi conto di qualche aspetto emotivo importante (“non ho voglia neppure di stringergli la mano”, “Mi sta proprio antipatico”&#8230;.). Poi ho invitato tutti a prendere carta e penna e scrivere un breve dialogo tra se stessi e questa persona-diabete, in cui ci si potesse presentare e dire qualcosa di sé, ascoltare qualcosa dell’altro. Ognuno aveva la possibilità di fare al diabete qualche domanda, magari per conoscerlo meglio o rispondere a qualche curiosità&#8230; Ho cercato di instaurare un clima molto rilassato, libero dal giudizio, ribadendo che questi scritti sarebbero rimasti individuali e nessuno avrebbe costretto l’altro a condividere quanto era emerso, ma ognuno avrebbe poi deciso se e quanto condividere con gli altri nella fase successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Le reazioni a questa insolita proposta sono state molteplici e diversificate. La maggior parte dei presenti ha accettato la “sfida” di buon grado e molti si sono immersi nella scrittura. Diverse persone hanno trovato difficoltà a contattare la propria parte creativa, manifestando disagio oppure dicendo esplicitamente di non volere/non riuscire a farlo. Questa difficoltà è stata accolta, accettata e rispettata: ognuno era libero di fermarsi in ogni momento, evitando però di disturbare gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo circa venti minuti di questo “lavoro individuale”, ho proposto al gruppo di dividersi in quattro sotto-gruppi. Ognuno di essi aveva il compito di elaborare uno scritto su una traccia specifica. L’obiettivo era sperimentarsi nel lavoro di gruppo e, a partire dai propri scritti individuali e dalla personalità del Diabete che emergeva da essi, immaginare scenari diversi in cui il vissuto della patologia diabetica potesse esprimersi più liberamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo gruppo immaginava che il “signor/signora Diabete” fosse alle prese con la vita lavorativa, quindi aveva l’obiettivo di elaborare un dialogo tra Diabete e un collega di lavoro su una questione “spinosa”. Il secondo gruppo lavorava sul rapporto tra Diabete e sport-movimento, anche in questo caso elaborando un dialogo scritto. Il terzo gruppo si occupava di Diabete/persona ed alimentazione, mentre il quarto si dedicava al rapporto Diabete-sessualità e vita amorosa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ stato interessante constatare come in questo frangente il processo di condivisione, costruzione ed elaborazione di una tematica che necessariamente “ci tocca” sia più importante del risultato finale dello scritto. In altre parole la possibilità di confrontarsi su questi temi in maniera “giocosa”, “artistica” e “metaforica” (stare dentro l’argomento come se non ci si stesse) ha creato una forte energia e motivazione nei sottogruppi, chiaramente percepibile dal livello di coinvolgimento di tutti i partecipanti. Riflettere su come ognuno di noi si relazione agli altri nel gruppo, capire quali parti di sé egli porta e quale ruolo tende ad incarnare, forniscono spunti riflessivi interessanti e utili alla comprensione di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza fase della proposta consisteva nella lettura al gruppo esteso dei quattro scritti. E’ stato un momento toccante che ci ha dato la possibilità di intuire molti nuovi aspetti del vissuto del paziente diabetico rispetto a diverse sfere della vita (lavoro, sessualità, alimentazione, stile di vita). In questa sede si sono anche raccolte e condivise le impressioni e le emozioni che questo tipo di lavoro ha suscitato. Molti partecipanti hanno confermato che per loro è stato un momento di piacevole scoperta e che il gioco ha introdotto in realtà una dimensione molto seria ed importante in quanto intima e personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tempo limitato di circa due ore l’obiettivo di gettare un piccolo seme di consapevolezza è stato ampiamente raggiunto. Come testimoniato dai partecipanti, un lavoro del genere potrebbe rappresentare il preludio per un vero e proprio percorso di crescita qualora si articolasse in un ciclo di 10-15 incontri. L’obiettivo finale e tangibile potrebbe essere l’elaborazione di uno scritto da pubblicare, oppure di un’opera teatrale da drammatizzare&#8230;La risorsa gruppo potrebbe essere davvero utilizzata al meglio come contenitore e cassa di risonanza emotiva, permettendo anche di raggiungere un livello di comprensione reciproca, intimità e simpatia alla base di una buona rete di sostegno tra pari. Da questo percorso che è allo stesso tempo intimo-personale e comunitario-sociale, può scaturire una nuova visione di noi stessi e della patologia diabetica, in modo da trovare nuovi dinamici equilibri di coesistenza con la malattia, gestione consapevole e miglioramento positivo dei nostri stili di vita.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Dott. Roberto Ausilio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Psicologo della Salute e Psicoterapeuta, si occupa da più di dieci anni di rapporti mente-corpo, bioenergetica e promozione della salute. Professionista appassionato ed eclettico ha sempre cercato di portare la sua curiosità a maturità operativa e strumentale al cambiamento positivo individuale e sociale. Lavora come terapeuta, conduttore di gruppi e progetti ad Orvieto, presso il “Centro Mandàla”. Ha pubblicato, oltre a numerosi articoli scientifici e divulgativi, due libri: il saggio di psicologia e antropologia “Fascino che vai per la via” (Borè ed. 2010) e la raccolta di poesie “Ali di Vetro” (2011). Per maggiori informazioni e per contatti consultare i siti: <a href="../../../../../">www.robertoausilio.it</a> e <a href="http://www.centromandala.info/">www.centromandala.info</a></p>
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