Narcisismo digitale. Come smascherare il narcisista e difendersi

dipendenza dai selfie

dipendenza dai selfie

Il narcisismo digitale è un fenomeno in rapida espansione

Tutti noi abbiamo sentito parlare delle forme patologiche del narcisismo, quella tendenza eccessiva alla preoccupazione del sé in particolare rispetto alla propria immagine, cioè a quello che noi mostriamo agli altri, al nostro apparire.

Il narcisista, la narcisista (sfatiamo il mito che è una patologia prettamente maschile) è una persona eccessivamente preoccupata non tanto di quello che è ma di come appare.

Non è vero che il narcisista ama troppo se stesso.

Se uno ama se stesso non c’è niente di male, un po’ di amor proprio è anzi necessario per il nostro benessere.

Il/la narcisista è interessato all’apparire. E’ alla ricerca continua di conferme  di ammirazione da parte degli altri, un po’ come l’uccellino cerca nel nido la mamma che lo imbocchi. Così il/la narcisista digitale ha fame dei like di Facebook,  si fa mille selfie al giorno per attirare l’attenzione su di se e per sentirsi unico e speciale.

Un po’ tutti soffriamo di questo narcisismo, chi è senza peccato scagli la prima pietra!

A tutti ci piace un po’ metterci in mostra, far vedere che siamo stati vacanza lì, che abbiamo mangiato il piatto di lasagne, quel bel tramonto sul mare…

Però ci sono delle forme che diventano patologiche, un’esagerata diffusione di notizie personali, di immagini proprie in tutte le salse.

Il/la narcisista quindi sfrutta gli altri per i propri fini. Non è tanto interessato/a a quello che dicono gli altri e a quello che fanno ma deve spesso mettere lo zampino, dire la sua e proporre spesso la propria immagine. In realtà molti sociologi e psicologi parlano ormai di un’epidemia di narcisismo.

E’ l’era del narcisismo!

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L’ elefante del tuo inconscio. Due sistemi per liberarti dai condizionamenti

In India, quando vogliono addestrare un elefante lo prendono da piccolo.  Gli legano una corda intorno ad una zampa e l’altra estremità viene legata ad una pianta…

 

L'elefante del tuo inconscio

L’elefante del tuo inconscio

Per un paio di anni quell’elefante viene lasciato legato alla corda in modo che impara molto bene che non può andare da nessuna parte e che non si può muovere. 

L’elefantino quando diventa un elefante adulto potrebbe andare via dove gli pare. Ma non lo fa. Mettendo semplicemente quella corda intorno alla zampa, è condizionato a non muoversi più.

Incredibile!

Ma sai che il nostro inconscio funziona allo stesso modo? 

Quando siamo piccoli una serie di limitazioni derivanti dalla società, dalla cultura e dall’educazione familiare vengono introiettate e te le ritrovi sotto pelle. Quando diventi un “elefantone” potresti spezzare con un colpo di zampa tutte le catene, ma non lo fai. Non ci pensi neppure! Hai decine di freni a mano tirati, che sono freni mentali, inconsci.

Che cos’è l’inconscio? E’ quella parte di te che funziona in automatico anche quando non ne sei consapevole. E’ quell’elefante adulto che è fermamente convinto di essere ancora un elefantino. E sentendosi un elefantino alla catena, di fatto si comporta come se lo fosse, e difatti LO E’!!

La buona notizia è che puoi spezzare quella cordicella. 

Ti voglio parlare di due sistemi molto importanti per liberarti dai condizionamenti. 

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  1. L’IPNOSI, con la sua variante dell’autoipnosi, ti dà la possibilità di accedere ai tuoi contenuti inconsci, a quelle convinzioni limitanti che ti porti dietro. E lo puoi fare in uno stato di coscienza diverso, simile al sonno ma molto diverso, in cui la parte meno consapevole del sistema nervoso è più ricettiva. Quando ti trovi in quello stato di rilassamento e ti ripeti, o qualcuno ti ripete alcune frasi, ciò è in grado di modificare molto radicalmente il potere del tuo inconscio verso una direzione più funzionale.
  2. LA PSICOTERAPIA EMDR che funziona proprio accedendo alle parti emotive del cervello (sistema limbico, amigdala, ipotalamo) per andare a ripulire quell’esperienze traumatiche che si sono verificate e togliere le cognizioni negative che ne sono derivate. Per esempio, se hai imparato che sei inadeguato, oppure che non riesci a portare termine i tuoi compiti, fino a che inconsciamente pensi questo ti sarà impossibile fare il contrario. Con la terapia EMDR riesci ad arrivare alla causa e togliere via i motivi che hanno determinato quella convinzione. E soprattutto a installare la cognizione positiva “Io sono adeguato” che ti porterà facilmente a raggiungere i tuoi obiettivi.

Con questi due sistemi possiamo finalmente liberare “l’elefantone” che è in noi e andare dove ci pare e piace!

Fammi sapere cosa ne pensi e qual è la tua esperienza di domatore di elefanti. Lascia un tuo commento qui e iscriviti alla Newsletter 😉

dr. Roberto Ausilio – Psicologo Psicoterapeuta

Ricordalo! E la vita diventa più semplice

Ricordati che devi morire!

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“Si, si …no..mo’ me lo segno proprio”

Ricordi  la felice battuta del film di Troisi e Benigni?  

Il “memento mori”, cioè ricordarsi che la nostra vita ha un termine, potrebbe suscitare reazioni opposte.

Da una parte quelli che fanno scongiuri e le corna, cercando di esorcizzare il pensiero della morte. Quello della morte è un grande tabù per la società in cui viviamo. Non siamo in grado di accettare che tra la naturalezza degli eventi la nostra vita ha un inizio e implicitamente da quel momento ha anche una fine.

La morte è considerata sempre un fattore estraneo, accidentale.

La reazione opposta a questo, che la morte potrebbe suscitare nella persona saggia, è il relativizzare la nostra vita, le difficoltà e i problemi. Perché in fondo tutto impallidisce di fronte al fatto che un giorno dovremo lasciare questo corpo, i nostri averi tutte le cose per le quali ci addanniamo e affanniamo.

Che cosa rimane di fronte al pensiero che dobbiamo lasciare questa terra? Rimangono le cose veramente importanti cioè gli affetti, quello che sei riuscito a costruire intorno a te. Se sei riuscito a lasciare il mondo un po’ più bello, un po’ più pacifico, più armonioso di come l’hai trovato è una grandissima cosa!

Relativizzare i problemi del presente e vivere la vita in maniera piena ti porterà da anziano a riviverla piacevolmente anche nel ricordo.

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Dr. Roberto Ausilio – Psicologo Psicoterapeuta

 

Ti senti grassa ma ti abbuffi? Esci dal tunnel della bulimia

Dottor Ausilio mi sento grassa, faccio schifo!

Girl Holding A Hand Mirror And Looking Surprised

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Ho bisogno di dimagrire per essere accettata ed amata dagli altri. Ma soprattutto lo faccio per me per piacermi”.

Questa è una fandonia! Inizierai a dimagrire quando ti piacerai e non il contrario!

E’ una trappola mentale, tu pensi che ti accetterai quando sarai magra. Ma in realtà inizierai a dimagrire proprio quando ti accetterai.

E’ impossibile per te perdere peso, trovare un peso forma perché continuamente ricadrai nella trappola che ti porterà inconsciamente a dimostrare che non vali niente: sei brutta, grassa e non meriti amore. Il problema è che hai interiorizzato le voci negative di qualcuno che ti ha fatto sentire inadeguata. A volte un genitore o un’insegnante, anche senza volerlo, può dire qualcosa di umiliante al bambino. Questi si sente deriso e inizia a credere davvero di essere sbagliato, brutto, grasso e così via…

Da adulti possiamo credere ancora a quelle voci interiori che giudicano e ci fanno sentire sbagliati. Ma sono solo vecchi circuiti cerebrali che vanno ormai in automatico, e che non hanno nulla a che vedere con la realtà.

In Psicoterapia risolviamo le radici. Andiamo a capire come mai ti senti brutta e grassa. Cosa è successo nella tua infanzia? Che cosa è successo con le figure di accudimento? Che cosa hai interiorizzato di quelle prime relazioni, quali sono le cose che covano dentro e continuano a farti stare male?

Solo allora ti potrai rilassare.

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Rilassandoti nell’accettazione di quello che sei oggi, con le tue forme, allora, solo allora, forse potrai iniziare a dimagrire.

Dr. Roberto Ausilio – Psicologo Psicoterapeuta

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Antonio lo sciocco

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Antonio credeva di essere uno sciocco

Antonio ha 23 anni e crede di essere sciocco e incapace. Ha paura del futuro ed è convinto che non combinerà nulla di buono nella vita. In particolare Antonio è timido con le ragazze e dice “sono un lupo solitario e non ho pazienza: chi vuoi che mi prenda, col carattere che ho?”

Mi chiede aiuto perché si sente triste, non ha voglia di far niente, è stanco e si sta isolando dagli altri. In effetti dai test che facciamo in prima seduta risulta che è abbastanza depresso e che il suo livello di autostima e di ottimismo sono molto bassi.

La sua storia personale non presenta gravi traumi. Il problema di Antonio infatti è il suo dialogo interiore, quello che continuamente ripete a se stesso. Nella sua testa gira un vecchio disco che trasmette frasi tipo: “tanto non ce la fai”, “Lo vedi che sei stupido!”, “sei sempre il peggio” ecc. Come spesso accade, Antonio sembra aver interiorizzato la voce negativa di sua madre (anche lei era stata depressa).

Quando è arrivato da me Antonio aveva pensieri molto rigidi, catastrofici e assoluti. Non era in grado di esaminare la realtà in maniera oggettiva e si sentiva troppo spesso la causa dei suoi fallimenti. Quando qualcosa gli andava storto, immediatamente si innescava nella sua mente un circolo vizioso che gli confermava le sue antiche e rigide credenze.

Gli ho insegnato a riconoscere “il disco rotto della mente”, cioè il suo stile esplicativo, il suo modo di spiegarsi i fatti. Con l’aiuto di alcuni efficaci esercizi Antonio ha imparato a mettere in discussione i suoi vecchi pensieri, vedendo le situazioni da altri punti di vista. Continua a leggere

Cambia davvero. I due piani della mente

Il tuo cervello è una casa a due piani.

building-1080592_960_720Il piano superiore è abitato da tutti i processi cognitivi, razionali, dalle cose di cui sei a conoscenza.

La parte inferiore del tuo cervello è abitata dai processi emotivi. E’ la parte più antica ed è collegata alle emozioni. Amigdala, ipotalamo, ippocampo sono le strutture cerebrali che hanno a che fare anche con la secrezione ormonale dei neurotrasmettitori e con ciò che avviene in maniera automatica.

Quando ci succede qualcosa nella vita, molto spesso ci troviamo a dire: “Si, so esattamente che dovrei comportarmi in un certo modo – piano superiore del cervello – ma non ci riesco perché mi scattano dei comportamenti in automatico – piano inferiore del cervello -”.

Che cosa si può fare?

Fortunatamente con la Psicoterapia EMDR si riesce ad arrivare direttamente alla parte inferiore del cervello.

Il limite grosso di tanti processi di crescita e di tanta psicoterapia è che si arriva a sapere tutto  rispetto ai propri problemi ma non si riesce a risolverli.

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Ad esempio, prima mi dicevano “ciccione” ed io scoppiavo a piangere oppure sentivo una rabbia enorme. Oggi penso: “Sì, so che adesso sono magro ed era grasso solo da bambino”. Ma avrò le stesse reazioni di un tempo se la parte bassa del cervello ancora non si è allineata. Se il piano inferiore della mente non riesce ancora a comunicare con il piano superiore, la reazione emotiva sarà identica al passato.

Il mio consiglio è di non rimanere in superficie, di non andare solamente al piano superiore della mente e fermarti alla razionalità. Prova piuttosto a modificare quello che avviene nel piano inferiore del tuo cervello. Occupati delle emozioni e delle tue reazioni automatiche. Puoi liberarti dai vecchi schemi del passato grazie ad alcuni metodi psicologici tra cui la psicoterapia EMDR.

Dr. Roberto Ausilio – Psicologo Psicoterapeuta

Il cibo e la tua autostima

p460x276_1331046651woman_food_1249769cCiò che ci succede quando siamo bambini ha un peso specifico molto più rilevante rispetto a  quello che ci succede quando siamo adulti.

Immagina una piccola pianta. Tutto ciò che succede a quella piccola pianta durante le prime fasi del suo sviluppo può incidere profondamente su come poi sarà da adulta. Stessa cosa avviene, in maniera molto più complessa, all’essere umano. Molte ricerche confermano che tutto quello che ti succede in tenera età ha un peso specifico molto importante da un punto di vista dello sviluppo e determina la tua personalità.

Le esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia legate all’immagine corporea e al peso possono incidere profondamente sul tuo rapporto con il cibo oggi. Per esempio, tua madre era eccessivamente ossessionata dal cibo e ti diceva “Mangia!”. Oppure diceva “Mangi troppo”. Ad esempio tuo padre ti faceva notare che avevi un po’ di pancia oppure ti diceva che mangiavi troppa cioccolata.

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Anche episodi di umiliazione o bullismo da parte dei coetanei possono provocare problemi col cibo da adulti. Ad esempio gli sfottò di altri bambini oppure episodi di bullismo da parte dei coetanei. Un commento fatto da una maestra, anche inavvertitamente. Le discriminazioni relative ad una persona che è un po’ troppo grassa o un po’  troppo magra possono determinare un rapporto con il cibo patologico o comunque non proprio sano. Possono crearsi tutta una serie di deficit di disorganizzazione cognitiva e psico-corporea.

La buona notizia è che questi problemi si possono superare con la psicoterapia, in particolare con la psicoterapia EMDR. Grazie ad un percorso di rielaborazione del passato, puoi ricominciare a dare al cibo il valore che merita. E’ un grande valore ma è un valore relativo non rappresenta tutta la nostra personalità, non è tutta la nostra vita.

Non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere!

dr. Roberto Ausilio  – Psicologo Psicoterapeuta