Il bimbo non mi mangia. 3 regole per superare i capricci a tavola

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Dai 6 mesi in poi per i genitori comincia il delicato periodo dello svezzamento. Compito del genitore è accompagnare il figlio ad essere autonomo e sostenersi adeguatamente da un punto di vista alimentare.

Ma spesso la tavola si trasforma in un ring, un luogo perfetto per il bambino “per avere il coltello dalla parte del manico”. Ricatti, scenate, sfide e dispute all’ultimo boccone sono una palestra privilegiata per i piccoli tiranni.

Le regole da dare ad un figlio in questa fase sono 5

  1. mangiare senza farsi imboccare
  2. mangiare tutto ciò che c’è nel piatto
  3. non giocare col cibo
  4. mangiare tutti i cibi, anche quelli meno graditi ma importanti per la nutrizione
  5. non alzarsi da tavola prima di aver finito

La qualità più importante per il genitore in questa fase è la “santa pazienza”. Gentilmente e in modo fermo devi accompagnare il bambino ad acquisire nuove abitudini sane.

Ma cosa fare quando le cose vanno storte e il bambino inizia una escalation di capricci?

Bisogna intervenire subito, perché spesso i piccoli capricci non risolti in questa fase possono sfociare in disagi grandi e in veri disturbi alimentari.

pexels-photo-705322Solitamente il genitore ricorre a 3 soluzioni fallimentari.

La prima è l’esortazione. Che va dalle sfumature soft (“dai su, per favore mangia”), al ricatto emotivo (“ti prego fallo per la mamma”) all’autoritarismo (“mangia e zitto!”)

La seconda strategia fallimentare è la “corruzione”. “Se finisci di mangiare ti porto alle giostre”. “Se mangi ti regalo un videogame.” Molto diffusa come usanza educativa ma altrettanto deleteria per la crescita.

Terzo tentativo fallimentare è il “fare confronti”. “Vedi tua sorella come è brava, lei mangia invece tu sei monello.”

Ma tutto ciò porta ad una esasperazione del problema e ad un vero e proprio braccio di ferro col bambino ostinato. Il pargolo diventa pian piano un vero artista della provocazione.

Inoltre viene a mancare la sensazione di piacere collegata al cibo ed emergono le difficoltà ad autoregolarsi e conoscere i segnali di fame e sazietà.

Vediamo 3 strategie utili che puoi adottare per risolvere il problema.

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Salutarmente gratis per te a Natale!

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Babbo Natale ha deciso di fare lo Psicologo!

Per augurarti BUONE FESTE voglio farti un regalo.

Natale è ormai alle porte e mi chiedevo cosa regalare a tutti coloro che mi hanno seguito durante questo intenso anno che volge al termine. Così ho deciso di esagerare, spero in positivo. E regalarti il mio penultimo libro. E’ una raccolta di articoli di Psicologia e può essere utile per diversi motivi. Per capire cosa è l’ansia, il panico e riuscire a gestirli. Per far meglio il genitore e insegnare qualcosa di veramente importante ai tuoi figli. Per comunicare meglio col partner e vivere bene la coppia. Per cambiare stile di vita e fare qualcosa oggi che può farti star bene anche domani…insomma. Dagli un’occhiata, leggi le parti che più ti interessano e fammi sapere cosa ne pensi.

Un grande abbraccio e BUONE FESTE!!

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Dipendenza da lavoro. Ecco 7 consigli per riuscire a staccare la spina

workaholic-stress-lavoro-correlatoAgenda piena di impegni, ore di straordinari, niente vacanze o week-end liberi e un pensiero fisso: l’ufficio. E’ la dipendenza da lavoro (workaholic): il bisogno compulsivo e irrefrenabile di lavorare, lavorare, lavorare. E’ la crisi economica che ci spinge a rinunciare al nostro tempo libero per massimizzare i risultati o la propensione personale all’eccessivo sacrificio e al raggiugimento di obiettivi impossibili?

Entrambe le cose. Come per le altre dipendenze, anche quella da lavoro è causata da fattori personali (storia familiare, aspettative genitoriali, carattere tendente al perfezionismo o con tratti ossessivi-compulsivi) e dal contesto esterno (tipo di professione, risultati richiesti, contesto lavorativo). Il lavoro diventa quindi una scappatoia in cui riversare tutto il proprio tempo e le proprie energie per fuggire da responsabilità, relazioni e, in definitiva, da se stessi. Una tendenza che, in casi estremi, può portare anche alla morte. In Giappone si moltiplicano ogni anno i  Karōshi: (letteralmente “morte per troppo lavoro”) attacchi cardiaci, ictus e suicidi che stroncano lavoratori stremati. L’ultimo caso una reporter televisiva morta per infarto dopo 160 ore di straordinario in un solo mese.

Nonostante si tratti di una vera e propria patologia, è difficile riconoscere la workaholism come tale dato che il lavoro è una attività riconosciuta e condivisa di cui tutti abbiamo bisogno. Le regole sociali premiano chi si dà da fare, è brillante e ottiene successo. Specco ci identifichiamo con il nostro lavoro, diventiamo parte di esso, innescando così il circolo vizioso fra il corpo che chiede riposo e la mente che non riesce a uscire dalla dinamica della dipendenza.

Ma anche in un mercato sempre più flessibile in cui si richiedono elevate prestazioni è possibile trovare il giusto equilibrio fra lavoro e tempo libero, tracciare cioè il confine fra responsabilità e svago. Possimo imparare a smettere di vivere per lavorareDipendenza lavoro 1 ma lavorare per vivere. Ecco 7 semplici consigli per riuscirci:

  • Dai valore a quello che hai fatto Molto spesso pensiamo continuamente a quello che dobbiamo fare e tralasciamo invece tutti i compiti che abbiamo portato a termine. Ricordarsi o scriverli a fine giornata aiuta a valorizzare i risultati che abbiamo già raggiunto
  • Staccati da Internet Con smarphone, tablet e pc è facile che il lavoro entri anche nei momenti liberi e lontani dell’ufficio. Ormai siamo sempre connessi e sempre reperibili ma possiamo imparare a essere off-line per godere del nostro tempo libero
  • Inventa un rituale che segni la fine del lavoro Lavarsi le mani o il viso, una passeggiata, una filastrocca, insomma qualunque cosa che indichi la fine del lavoro e l’inizio del tempo per te stesso
  • Non sentirti Dio Impara a relativizzare il tuo ruolo, tutti siamo importanti ma nessuno è indispensabile. Non aver paura di delegare agli altri e non pensare che senza di te crolla il mondo
  • Dai valore al tempo libero Prenditi momenti di ozio o fai attività che distraggono e ricaricano
  • Attività fisica Soprattutto se fai un lavoro sedentario è importante fare sport e stancare il corpo. Anche una passeggiata al giorno o una rampa di scale in più è importante: evita di prendere l’ascensore o di parcheggiare la macchina sotto l’ufficio. Camminare anche solo un paio di isolati può farti molto bene
  • Metti le pause in agenda Elimina le attività meno importanti e dai peso alle pause in maniera strutturata nella tua organizzazione quotidiana
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Questi piccoli suggerimenti aumentano il benessere psico-fisico e riducono lo stress. Potrai così godere appieno del tempo libero e essere più concetrato e produttivo sul lavoro.

E tu che rapporto hai con il tuo lavoro? Conosci altri sistemi per trovare il famoso equilibrio e riuscire a staccare la spina? Lascia un commento a questo articolo e iscriviti alla Newsletter 😉

Dr. Roberto Ausilio
Psicologo Psicoterapeuta

 

Autostima del bambino. 7 strategie per migliorarla

Strategie per migliorare l'autostima

Strategie per migliorare l’autostima

Per affrontare ripide salite, corse e saltare ostacoli servono buone gambe. L‘autostima è uno dei pilastri della crescita, le “gambe” su cui camminare nel percorso della vita. E’ una competenza che si apprende da bambini e che influenzerà la personalità dell’adulto di domani: il senso di sicurezza, le capacità realizionali, il contatto e l’espressione con le proprie emozioni dipenderanno dall’autostima. L’autostima si impara all’interno delle relazioni significative, quindi tu genitrore hai un ruolo importantissimo: sei il coach di tuo figlio!

 Un compito non facile, per questo ti consiglio sette strategie per migliorare la sua autostima.

1 Patti chiari. Sono necessarie delle regole precise stabilite a priori che aiuteranno il bambino a sentirsi tranquillo, avendo chiaro il confine tra quello che è lecito e quello che non lo è.

2 Non etichettare. E’ fondamentale correggere i comportamenti scorretti ma non lanciarti in giudizi di merito. Riferisciti invece alla situazione di quel momento. Anzichè dire “Sei il solito disordinato”, prova a dire “Hai lasciato le tue cose in giro, che ne dici di fare ordine?”

3 Premia lo sforzo non solo il risultato E’ importante valorizzare l’impegno del bambino anche se non ha raggiunto i risultati sperati. “Non hai preso un ottimo voto ma sono felice per il tuo impegno e la prossima volta andrà meglio”. E’ un incoraggiamento fondamentale per tuo figlio che sente il suo sforzo riconosciuto.

4 Lascialo sbagliare. Noi genitori tendiamo a togliere le castagne dal fuoco ai nostri figli. Ma a volte è fondamentale tenere a bada la nostra ansia e lasciare che il bambino sbagli da solo. Così lui impara che non è un errore di cui vergognarsi ma uno scalino da salire nel percorso della crescita.

5 Tempo di qualità. Prova a fare delle attività significative con tuo figlio come colorare, giocare o fare una passeggiata. Quando sei con lui, concentra la tua attenzione su di lui, in questo modo si sentirà importante e riconosciuto

6 Correggi le credenze errate. Spesso i bambini tendono a dire “Sono una frana” o “Sono uno stupido”, fai capire a tuo figlio che non è così ma semplicemente in quella precisa attività non ha ottenuto buoni risultati.

7 Amalo in maniera incondizionata. Evita i ricatti emotivi tipo “Se vai bene a scuola ti comprerò quel regalo” ma fagli capire che tu gli vuoi bene a prescindere da quello che lui fa. Questo non significa che non correggerai alcuni comportamenti . Ma sono fattori su livelli diversi: il bene che gli vuoi non è subordinato al suo comportamento o ai suoi risultati.

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Questi sono alcuni consigli nel complesso percorso della crescita. E tu come te la cavi? Lascia un commento a questo articolo e iscriviti alla Newsletter 😉

Dr. Roberto Ausilio
Psicologo Psicoterapeuta

 

Insegnanti stressati: come uscire dal burnout

Insegnanti a rischio bornout

Insegnanti a rischio burnout

Sottopagati, stressati e poco valorizzati.

Secondo le ultime ricerche gli insegnanti in Italia sono sempre più a rischio Burnout. E’ l’esaurimento nervoso ed emotivo che colpisce chi lavora nelle “helping profession”, le professioni di aiuto.

Si innesca un circolo vizioso che parte dalla scarsa motivazione e legittimazione sociale (“Hai tre mesi di ferie l’anno” “Non fai una mazza!” sono giudizi molto ricorrenti) per arrivare a irritabilità, stress e poca concentrazione e passione nell’insegnamento.
Aggiungete anche problemi relazionali con alunni e colleghi, programmi ministeriali e famiglie da gestire, ed ecco un quadro preoccupante.

Il 98% degli insegnanti si ritiene sottopagato, il 95% di non essere abbastanza valorizzato dalla società e il 75% crede che le famiglie mettano continuamente in discussione il loro valore e autorevolezza (dati dell’Osservatorio Nazionale Salute e Benessere degli Insegnanti).
Non è un aspetto da sottovalutare, perché gli insegnanti hanno un ruolo cruciale nella società.
Bisognerebbe pagarli meglio e valorizzare la loro salute psicofisica destinando fondi alla prevenzione del bornout. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che se gli insegnanti svolgono il loro lavoro in maniera serena e tranquilla migliora l’apprendimento degli allievi e si produce quindi cultura.  (https://www.psicologia24.it/2017/04/benessere-scolastico-clima-classe/)

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Se vogliamo figli sereni e una società migliore, dobbiamo valorizzare il ruolo di chi insegna, fornirgli il giusto sostegno psicologico e sociale per permettergli di fare bene il proprio lavoro.

E tu che ne pensi? lascia un commento al video e iscriviti alla newsletter 😉

Roberto Ausilio, Psicologo Psicoterapeuta 

Amore o dipendenza affettiva? Ecco i segnali di una relazione malata

Se mi lasci è la fine. Farò di tutto per te. Io ti salverò!!

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Il continuo equilibrio tra dipendere ed essere autonomi

La dipendenza affettiva, o emotiva, trasforma una relazione sana in amore tossico. E’ un rapporto in cui manca la reciprocità e c’è un costante squilibrio. Da una parte il dipendente che affida al partner le chiavi della propria felicità ed è terrorizzato dall’idea dell’abbandono. Dall’altra una persona che si nutre della dipendenza: prende senza dare nulla in cambio, tende alla fuga e semina insicurezza nella relazione.

Dolore, ansia e paura sono i sentimenti più ricorrenti in questo tipo di rapporto. Di solito il dipendete ha scarsa autostima ed è portato alla continua colpevolizzazione di se stesso- L’assunto inconscio che muove la relazione è: “Devo essere trattato/a male perché non merito amore”. Ci sono inoltre degli elementi molto frequenti:

Nessun progetto condiviso: per esempio solo uno dei due (il dipendente) vuole iniziare una convivenza, sposarsi o avere dei figli;

Poca libertà: regole molto rigide, imposte o autoimposte, che limitano la libertà

Nessuno spazio comune: ognuno tende a vivere esperienze da solo piuttosto che in coppia

Vita sessuale insoddisfacente

Relazioni del genere possono durare anche anni, alimentate dalla meccanica malsana che lega i soggetti. Per questo non è facile troncare anche si è consapevoli della tossicità. E’ inoltre molto frequente impostare continuamente rapporti squilibrati, riproponendo quindi la dipendenza anche con partner diversi nel tempo.

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato frasi del tipo: “Sono sfortunato/a, capitano tutti a me! Ho la calamita per le persone sbagliate”. La calamita è mentale nel senso che tendiamo ad attirare lo stesso tipo di persone perché proponiamo le stesse dinamiche, viviamo insomma sempre la stessa relazione di sofferenza anche se cambia il nome del partner.
Ma la dipendenza non è eterna, è possibile emanciparsi e iniziare una relazione sana e serena. Per un cambiamento profondo e un lavoro di conoscenza interiore la psicoterapia è fondamentale. E’ un percorso, fatto anche di salite e scoperte incredibili, che permette di liberarsi alla paura della solitudine e superare il terrore dell’abbandono per arrivare alla consapevolezza profonda di quello che si nasconde dietro il senso di colpa e la bassa autostima.

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Non per tutta la vita si è destinati a vivere da “crocerossini” e impelagarsi in relazioni continuamente in crisi. Innescare il cambiamento è possibile, basta mettersi in cammino e costruire la relazione su una basa sana: “Mi amo, sono in grado di amare e merito di essere amato”.

E TU COME VIVI LA TUA VITA DI COPPIA? Lascia un tuo commento a questo articolo e iscriviti alla Newsletter 😉

Dr. Roberto Ausilio
Psicologo Psicoterapeuta

Il Capo di Martina. Come farsi rispettare da colleghi e superiori

donna stressata in ufficio

Anche tu sei stressata sul lavoro?

Martina ha seri problemi col suo capo.

Con entrambi i suoi capi. Perché ha problemi sul lavoro e problemi con suo marito.
Viene nel mio studio e mi dice “Dr. Ausilio qui mi mettono tutti i piedi in testa. Mio marito vuole comandarmi a bacchetta. Il mio capo è peggio, non fa altro che sbraitare e prendermi per scema. Come devo fare?”
Martina le aveva provate tutte. Pazienza, indifferenza, contare fino a 10, darsi per malata. Una volta ha persino finto il funerale del suocero per non andare al lavoro!
Ma i problemi sono rimasti gli stessi. Anzi. Dopo 3 anni non ne può più di questo impiego e preferirebbe emigrare all’estero. Ma il marito? Anche con lui le cose vanno male. Per quanto lei si sforzi, suo marito sottolinea sempre i suoi errori e non è mai contento.
Tanto che Martina mi chiede:

“Non sarò forse io quella sbagliata, che non riesce a farsi rispettare?”

Così, una seduta alla volta, esploriamo la sua infanzia. Mi racconta di suo nonno autoritario che la umiliava e la metteva in punizione. Mi dice della sua insegnante di Inglese alle medie che una volta le disse “è inutile che ti impegni, questa materia non è per te!”. E lei si sentiva così stupida, tanto da non voler più andare a scuola.
Capisco che Martina va aiutata a cambiare l’opinione che ha di sè.

“Sono debole e un po’ sciocca, ormai ho le prove!”

Per cambiare direzione decidiamo di lavorare su due aspetti. Da una parte andiamo a rielaborare con la Psicoterapia EMDR le esperienze “traumatiche” del passato che l’hanno portata a sentirsi stupida, debole e vergognosa. Parallelamente utilizzo delle strategie cognitivo-comportamentali. Le prescrivo alcuni compiti per casa in modo rinforzare la sua autostima e imparare a comunicare in maniera più assertiva.

E’ stata dura con Martina. Ci sono stati alti e bassi nel percorso terapeutico. E’ stato necessario anche insegnarle delle tecniche di rilassamento e attivazione. Ma dopo 12 sedute Martina sembra un’altra persona. E’ più donna e meno fanciulla. Il rapporto col capo è migliorato da quando lei ha trovato il coraggio di chiedergli un chiarimento e gli ha esposto le sue esigenze. Il marito la rispetta di più e anche le sue amiche la trattano diversamente.

“Dr Ausilio adesso ho capito che gli altri mi trattavano così come io trattavo me stessa. Adesso che mi rispetto e mi amo, anche gli altri lo fanno di più con me. E quelli che non lo fanno, che vadano per la loro strada: adesso so bene come gestirli!”

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E a te è mai capitato che qualcuno ti mettesse i piedi in testa? Tu cosa fai per farti rispettare dagli altri? Lascia un tuo commento qui, sono felice di sentire la tua storia.

Dr. Roberto Ausilio 
Psicologo Psicoterapeuta
Tel 328 4645207

Non hai mai tempo. Come trovare il tempo per te

Marina viene nel mio studio e mi dice: “Dr. Ausilio io sono fatta così. Sono 38 anni che corro dalla mattina alla sera, non ho mai tempo e sono sempre in affanno! Ma possibile che non riesco a godermi mio figlio Claudio perché ho sempre qualcosa di urgente da fare? Mi aiuti lei perché sono alla frutta!”

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troppe cose da fare

Capita anche a te di sentirti schiacciare da un enorme orologio che ti toglie il respiro e il gusto di fare le cose piacevoli? 

Con Marina abbiamo lavorato in due direzioni.

L’ho aiutata comprendere le radici della sua ansia, andando ad esaminare la sua storia personale. Marina ha capito che aveva fatto proprie le aspettative dei suoi genitori. Sua madre la voleva perfetta come suo fratello. Marina in fondo si sentiva una frana. Sapeva che non avrebbe mai raggiunto quel gigante del fratello. E ha iniziato a correre per non deludere nessuno. O almeno ci ha provato. Ma più correva  e più si stressava, e meno riusciva a concludere!

Ho inoltre aiutato Marina a rilassarsi e sviluppare nuove competenze di gestione del tempo. Ha imparato esercizi di respirazione, training autogeno, visualizzazioni e strategie pratiche per rendere piacevoli le sua giornate.

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Oggi riesce a fare molte più cose di ieri. Fa tutto col sorriso, senza sforzo e con gran gusto. Suo figlio Claudio ha ripreso ad andare bene a scuola: anche lui è più sereno con una madre così.

Al termine della Psicoterapia Marina mi ha detto:

“Dr. Ausilio ho capito una cosa. L’orologio è importante, ma la mia vita di più”

Dr. Roberto Ausilio
Psicologo Psicoterapeuta

Narcisismo digitale. Come smascherare il narcisista e difendersi

dipendenza dai selfie

dipendenza dai selfie

Il narcisismo digitale è un fenomeno in rapida espansione

Tutti noi abbiamo sentito parlare delle forme patologiche del narcisismo, quella tendenza eccessiva alla preoccupazione del sé in particolare rispetto alla propria immagine, cioè a quello che noi mostriamo agli altri, al nostro apparire.

Il narcisista, la narcisista (sfatiamo il mito che è una patologia prettamente maschile) è una persona eccessivamente preoccupata non tanto di quello che è ma di come appare.

Non è vero che il narcisista ama troppo se stesso.

Se uno ama se stesso non c’è niente di male, un po’ di amor proprio è anzi necessario per il nostro benessere.

Il/la narcisista è interessato all’apparire. E’ alla ricerca continua di conferme  di ammirazione da parte degli altri, un po’ come l’uccellino cerca nel nido la mamma che lo imbocchi. Così il/la narcisista digitale ha fame dei like di Facebook,  si fa mille selfie al giorno per attirare l’attenzione su di se e per sentirsi unico e speciale.

Un po’ tutti soffriamo di questo narcisismo, chi è senza peccato scagli la prima pietra!

A tutti ci piace un po’ metterci in mostra, far vedere che siamo stati vacanza lì, che abbiamo mangiato il piatto di lasagne, quel bel tramonto sul mare…

Però ci sono delle forme che diventano patologiche, un’esagerata diffusione di notizie personali, di immagini proprie in tutte le salse.

Il/la narcisista quindi sfrutta gli altri per i propri fini. Non è tanto interessato/a a quello che dicono gli altri e a quello che fanno ma deve spesso mettere lo zampino, dire la sua e proporre spesso la propria immagine. In realtà molti sociologi e psicologi parlano ormai di un’epidemia di narcisismo.

E’ l’era del narcisismo!

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L’ elefante del tuo inconscio. Due sistemi per liberarti dai condizionamenti

In India, quando vogliono addestrare un elefante lo prendono da piccolo.  Gli legano una corda intorno ad una zampa e l’altra estremità viene legata ad una pianta…

 

L'elefante del tuo inconscio

L’elefante del tuo inconscio

Per un paio di anni quell’elefante viene lasciato legato alla corda in modo che impara molto bene che non può andare da nessuna parte e che non si può muovere. 

L’elefantino quando diventa un elefante adulto potrebbe andare via dove gli pare. Ma non lo fa. Mettendo semplicemente quella corda intorno alla zampa, è condizionato a non muoversi più.

Incredibile!

Ma sai che il nostro inconscio funziona allo stesso modo? 

Quando siamo piccoli una serie di limitazioni derivanti dalla società, dalla cultura e dall’educazione familiare vengono introiettate e te le ritrovi sotto pelle. Quando diventi un “elefantone” potresti spezzare con un colpo di zampa tutte le catene, ma non lo fai. Non ci pensi neppure! Hai decine di freni a mano tirati, che sono freni mentali, inconsci.

Che cos’è l’inconscio? E’ quella parte di te che funziona in automatico anche quando non ne sei consapevole. E’ quell’elefante adulto che è fermamente convinto di essere ancora un elefantino. E sentendosi un elefantino alla catena, di fatto si comporta come se lo fosse, e difatti LO E’!!

La buona notizia è che puoi spezzare quella cordicella. 

Ti voglio parlare di due sistemi molto importanti per liberarti dai condizionamenti. 

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  1. L’IPNOSI, con la sua variante dell’autoipnosi, ti dà la possibilità di accedere ai tuoi contenuti inconsci, a quelle convinzioni limitanti che ti porti dietro. E lo puoi fare in uno stato di coscienza diverso, simile al sonno ma molto diverso, in cui la parte meno consapevole del sistema nervoso è più ricettiva. Quando ti trovi in quello stato di rilassamento e ti ripeti, o qualcuno ti ripete alcune frasi, ciò è in grado di modificare molto radicalmente il potere del tuo inconscio verso una direzione più funzionale.
  2. LA PSICOTERAPIA EMDR che funziona proprio accedendo alle parti emotive del cervello (sistema limbico, amigdala, ipotalamo) per andare a ripulire quell’esperienze traumatiche che si sono verificate e togliere le cognizioni negative che ne sono derivate. Per esempio, se hai imparato che sei inadeguato, oppure che non riesci a portare termine i tuoi compiti, fino a che inconsciamente pensi questo ti sarà impossibile fare il contrario. Con la terapia EMDR riesci ad arrivare alla causa e togliere via i motivi che hanno determinato quella convinzione. E soprattutto a installare la cognizione positiva “Io sono adeguato” che ti porterà facilmente a raggiungere i tuoi obiettivi.

Con questi due sistemi possiamo finalmente liberare “l’elefantone” che è in noi e andare dove ci pare e piace!

Fammi sapere cosa ne pensi e qual è la tua esperienza di domatore di elefanti. Lascia un tuo commento qui e iscriviti alla Newsletter 😉

dr. Roberto Ausilio – Psicologo Psicoterapeuta